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Come il responsabile americano dei bombardamenti in Serbia compra i media nei Balcani attraverso il fondo americano KKR

3 avril 2018

Temps de lecture : 16 minutes
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Come il responsabile americano dei bombardamenti in Serbia compra i media nei Balcani attraverso il fondo americano KKR

David Petraeus – ex-capo della CIA, nuovo magnate dei media nell’Europa dell’est. L’inchiesta completa.

L’indagine è stata condotta nei Balcani nell’ultimo trimestre del 2017. Questa indagine, esclusiva dell’Osservatorio Giornalistico, è stata finanziata dai nostri lettori.

La folgorante carriera di David Petraeus come comandante in capo delle forze internazionali in Iraq e Afghanistan, direttore della CIA, capo del gigante finanziario KKR e magnate dei media, incarna una nuova forma di potere che unisce aspetti militari, di intelligence, finanziari e mediatici.

Una car­ri­era che sem­brò ter­minare brus­ca­mente quan­do uno scan­da­lo ses­suale costrinse Petraeus a dimet­ter­si dal­la CIA nel 2012. Adul­te­rio aggra­va­to dal fat­to che il gen­erale a quat­tro stelle ave­va men­ti­to durante l’inchi­es­ta, e soprat­tut­to, dall’aver con­fida­to all’amante dei seg­reti di Sta­to. Sarà con­dan­na­to a due anni di carcere con la con­dizionale e a una mul­ta di 100.000 dol­lari — una scioc­chez­za rispet­to a casi sim­ili, tra cui quel­lo di Edward Snow­den, che sostiene di aver riv­e­la­to infor­mazioni molto meno ris­er­vate.

Petraeus si ripren­derà. Sei mesi dopo lo scan­da­lo, sarà assun­to dal mastodon­ti­co fon­do d’in­ves­ti­men­to Kohlberg, Kravis, Roberts & Co. L. P. (KKR) a dirigere il nuo­vo Glob­al Insti­tute.

I barbari di Wall Street

Negli anni ’70 e ’80, il fon­do KKR è sta­to il pio­niere delle LBO, acron­i­mo per “oper­azioni di acqui­sizione per effet­to leva”, ossia delle sca­late finanzi­ate da un deb­ito mas­s­ic­cio. L’in­ven­tore del con­cet­to, Jerome Kohlberg, presto pre­oc­cu­pa­to da “un’a­vid­ità travol­gente che per­mea la vita azien­dale”, lascerà il fon­do che ave­va cre­ato, las­cian­do solo la sua K alla tes­ta del­l’acron­i­mo. Dopo la sua parten­za, è la sec­on­da K, Hen­ry Kravis, a sfruttare al mas­si­mo il prin­ci­pio di LBO, ren­den­do il KKR meritev­ole del sopran­nome poco lus­inghiero di “Wall Street Bar­bar­ians” (il best­seller e il film “Bar­bar­ians at the Gate” sono inspi­rati alla loro stor­i­ca LBO su RJR Nabis­co). Essi rimar­ran­no i cam­pi­oni di questo meto­do, che spes­so por­ta allo smem­bra­men­to, se non al fal­li­men­to, delle aziende acquisite, come è accadu­to ad uno dei loro stori­ci LBO: Ener­gy Future Hold­ings. Lo stes­so meto­do è prat­i­ca­to oggi in Fran­cia da Patrick Drahi, che ha costru­ito il suo impero medi­ati­co su un deb­ito colos­sale.

Alla fine del 2016, Petraeus è sta­to il can­dida­to in pec­tore di Don­ald Trump per la car­i­ca di capo del­la diplo­mazia amer­i­cana, ma rimar­rà con KKR, adesso solo come part­ner. Kravis e Petraeus sono anche mem­bri del Coun­cil on For­eign Rela­tions e parte­ci­pano rego­lar­mente alle riu­nioni di Bilder­berg. Kravis era al 38° pos­to nel­la Lista degli ebrei più ric­chi del mon­do pub­bli­ca­ta dal Jerusalem Post.

L’invasione inizia

Al suo ingres­so nel mon­do degli affari, l’ex fun­zionario statale ha dato pro­va di sé amplian­do il già vas­to portafoglio del­la KKR. Nel 2013, il fon­do effet­tua il suo pri­mo inves­ti­men­to diret­to nel­l’Eu­ropa cen­trale e ori­en­tale acquisendo Unit­ed Group (FFS/Telemach) per un impor­to mai reso noto, ma sti­ma­to in oltre un mil­iar­do di euro. Unit­ed Group riu­nisce i prin­ci­pali oper­a­tori via cavo, via satel­lite e di Inter­net nel­l’ex Iugoslavia con qua­si due mil­ioni di abbon­ati:

  • SBB (Ser­bia Broad­band) — il più grande oper­a­tore via cavo e for­n­i­tore di servizi Inter­net in Ser­bia con 700.000 abbon­ati;
  • Telemach — il prin­ci­pale oper­a­tore via cavo e for­n­i­tore di servizi Inter­net in Slove­nia e Bosnia-Erze­gov­ina ;
  • Total TV — la prin­ci­pale rete tele­vi­si­va satel­litare ser­ba, pre­sente nei sei pae­si del­l’ex Jugoslavia;
  • NetTV Plus — il for­n­i­tore leader di servizi di tele­co­mu­ni­cazione basati su Inter­net;
  • Unit­ed Media – che com­prende i canali tele­vi­sivi Sport klub, Cin­e­ma­nia, Ultra, Mini ultra, Lov i ribolov ;
  • CAS Media — la più grande agen­zia di acquis­to di pub­blic­ità per la tele­vi­sione via cavo e via satel­lite.

L’an­no suc­ces­si­vo, nel 2014, il fon­do KKR ha raf­forza­to la sua posizione. Attra­ver­so il grup­po Unit­ed, acqui­sisce il gigante del­l’in­trat­ten­i­men­to “tur­bo-folk” Grand Pro­duc­tion e ottiene una parte­ci­pazione di con­trol­lo nel­l’­op­er­a­tore via cavo mon­tene­gri­no BBM. Diven­ta com­pro­pri­etario del prin­ci­pale sito d’in­for­mazione ser­bo Blic.rs acquisendo il 49% di Ringi­er Dig­i­tal SA, la fil­iale dig­i­tale del grup­po edi­to­ri­ale svizze­ro.

Infine, KKR lan­cia il pro­prio canale tele­vi­si­vo regionale, N1 TV, part­ner esclu­si­vo del­la CNN, con stu­di a Bel­gra­do, Zagabria e Sara­je­vo. Attra­ver­so ques­ta con­tro­ver­sa oper­azione, Unit­ed Group mette in cam­po dis­tribuzione e pro­duzione di con­tenu­ti.

Nel 2015 il grup­po crea un altro prece­dente con la pri­ma acqui­sizione di una rete mobile — la slove­na Tuš­mo­bil — da parte di un oper­a­tore via cavo. Nel 2017, ha acquisi­to le attiv­ità del Cen­tral Euro­pean Media Enter­pris­es (CME) in Croazia e Slove­nia, tra cui TV Nova, il canale croa­to più vis­to, il cui gior­nale serale ha il miglior tas­so di share del paese, e POP TV, il cui Tg 24 ore su 24 è il prin­ci­pale pro­gram­ma di notizie sloveno. Nel frat­tem­po, Unit­ed Group con­tin­ua a espan­dere le pro­prie attiv­ità nel set­tore del­la tele­fo­nia fis­sa e mobile e ad assor­bire i con­cor­ren­ti, tra cui BHB Cable TV (Bosnia-Erze­gov­ina), M‑kabl (Mon­tene­gro), et Ikom (Ser­bia).

Chi nasconde chi?

I “bar­bari finanziari” coman­dati da Petraeus han­no costru­ito un vero e pro­prio impero medi­ati­co, ma lo han­no fat­to in modo molto dis­cre­to, con il bene­plac­ito del potere politi­co-giudiziario. Tut­tavia, alcune indagi­ni, rare, timide e tar­dive, han­no fini­to per riv­e­lare alcu­ni det­tagli.

Nel 2015, una relazione del Con­siglio per la lot­ta alla cor­ruzione in Ser­bia sul­la “Strut­tura dei pro­pri­etari e dei con­trol­lori del­l’in­for­mazione” ha indi­vid­u­a­to nel­la man­can­za di trasparen­za il prob­le­ma pri­or­i­tario. L’an­no suc­ces­si­vo il quo­tid­i­ano sloveno Delo, in col­lab­o­razione con l’OC­CRP (Orga­nized Crime and Cor­rup­tion Report­ing Project), ha inda­ga­to sui reali pro­pri­etari di Unit­ed Group. Il loro arti­co­lo “Il lato oscuro di Telemach” ha final­mente per­me­s­so alla popo­lazione locale di dare un’oc­chi­a­ta dietro le quinte del­la loro più grande fonte di infor­mazioni. Lì han­no trova­to un labir­in­to di soci­età fan­tas­ma e off­shore nate come funghi nei par­a­disi fis­cali per nascon­dere i pro­pri­etari orig­i­nari e i loro giri di denaro.

Una mezza verità: la foglia di fico é serba

L’o­bi­et­ti­vo prin­ci­pale del­l’inchi­es­ta era il ser­bo Dra­gan Solak. Fonda­tore nel 2000 di KDS, un oper­a­tore locale di reti via cavo basato a Kragu­je­vac (Ser­bia), rimas­to alle redi­ni delle ges­tione men­tre la sua pic­co­la azien­da si ingrandi­va a dis­misura, diven­tan­do SBB nel 2002, SBB/Telemach nel 2012 e Unit­ed Group nel 2013. Non c’era nul­la di seg­re­to al riguar­do. La vera scop­er­ta del­l’indagine è che avrebbe anche tenu­to per lui il 20% delle azioni, dietro la soci­età Ger­rard Enter­pris­es fon­da­ta nel 2001 sul­l’Iso­la di Man.

Questo “re del­la tv via cavo”, che non rilas­cia mai inter­viste, nuo­vo mag­nate azien­dale in un panora­ma eco­nom­i­co dev­as­ta­to, è l’ar­che­tipo del­lo sgar­giante “nuo­vo ric­co” tra i suoi com­pa­tri­oti poveri, con i suoi jet pri­vati, la sua vil­la sul lago di Ginevra e il suo cam­po da golf un tem­po di pro­pri­età del re di Jugoslavia (anche lo stile di vita di Petraeus farà scan­da­lo ali­men­tan­do anche alcu­ni arti­coli su Huff­Post e Wash­ing­ton Post). Il Ser­bo in una regione, quel­la del­l’ex-Jugoslavia, dove le rival­ità nazion­ali sono anco­ra attuali, l’il­lu­sion­ista che apre tre soci­età off­shore al giorno e fa così sparire poi riap­parire mil­ioni di euro come per magia, tut­to questo sfuggen­do al fis­co — tan­ti motivi per i gior­nal­isti di Delo e gli altri che han­no segui­to le loro orme (Nacional, Jutarn­ji list, Ekspres …) di puntare i riflet­tori su Solak. Il ris­chio era infe­ri­ore a quel­lo di seguire le trac­ce del pesce più grosso dietro di lui.

Il ruolo degli ambasciatori americani

L’indagine di Delo sui vari ten­ta­coli del­la strut­tura pro­pri­etaria di Unit­ed Group ha chiar­i­to una cosa: i pro­pri­etari si nascon­de­vano dietro una serie di scher­mi. Era meno chiaro se Solak fos­se uno dei pro­pri­etari o solo uno scher­mo.

Solak non ha oper­a­to da solo. I suoi finanzi­a­tori esteri, tra cui il fon­do KKR, era­no part­ner di mag­gio­ran­za in tutte le oper­azioni. Era­no loro a las­cia­r­lo a capo del­l’U­nit­ed Group e a veg­liare sul­la sua asce­sa sin dal­l’inizio, come tes­ti­mo­nia un telegram­ma del­l’am­bas­ci­a­ta degli Sta­ti Uni­ti a Bel­gra­do riv­e­la­to da Wik­ileaks. É un pec­ca­to che ques­ta fonte, anche se facil­mente disponi­bile su Inter­net, non sia sta­ta fino­ra pre­sa in con­sid­er­azione.

Il telegram­ma del 2007 è ded­i­ca­to in modo speci­fi­co alla situ­azione del­la SBB a par­tire dal suo tito­lo: “Ser­bia Broad­band opera in un ambi­ente ostile”. Solak è cita­to come il prin­ci­pale inter­locu­tore del­l’am­bas­ci­a­ta, a tal pun­to che ci si può inter­rog­a­re sul­la natu­ra del suo rap­por­to con la diplo­mazia amer­i­cana. Il fir­matario, l’am­bas­ci­a­tore Michael Polt, comu­ni­ca le pre­oc­cu­pazioni di Solak a Wash­ing­ton, alle­gan­do il suo rap­por­to sug­li sforzi degli Sta­ti Uni­ti — diplo­mati­ci e finanziari — per affrontar­le. Il loro pretesto: com­bat­tere il dominio del mer­ca­to da parte del­l’­op­er­a­tore pub­bli­co Telekom che “usa tat­tiche aggres­sive e influen­za polit­i­ca” per assi­cu­rar­si la sua posizione monop­o­lis­ti­ca. Oggi sap­pi­amo che l’am­bas­ci­a­tore ha fat­to esat­ta­mente quel­lo di cui ha accusato Telekom, ma a van­tag­gio del­la SBB. Il telegram­ma è data­to 1 giug­no 2007. Il 27 giug­no veni­va annun­ci­a­ta la con­clu­sione del­la pri­ma stor­i­ca sca­la­ta LBO in Ser­bia: l’ac­qui­sizione del­la SBB da parte di Mid Europa Part­ners.

Il suc­ces­sore di Polt, Cameron Munter, ha con­tin­u­a­to la sua car­ri­era post-diplo­mat­i­ca con Mid Europa come con­sigliere di SBB-Telemach durante le trat­ta­tive con Petraeus nel 2013. Il pre­de­ces­sore di Polt, il famoso William Mont­gomery, il pri­mo ambas­ci­a­tore USA ad essere nom­i­na­to dopo l’in­ter­ven­to del­la NATO nel 1999 e la “riv­o­luzione col­orata” del 5 otto­bre 2000, influ­ente come un pro­con­sole impe­ri­ale, fu il part­ner com­mer­ciale di Brent Sadler. Quest’ul­ti­mo, cor­rispon­dente del­la CNN a Bel­gra­do al momen­to dei bom­bar­da­men­ti, è ad oggi pres­i­dente di N1 TV, il canale di pun­ta di Unit­ed Group, la fil­iale esclu­si­va del­la CNN nel­l’Eu­ropa del­l’Est.

Nemici diventati amici

La soci­età di con­sulen­za Mont­gomery Sadler Matić & asso­ciates (MSM & asso­ciates) ha riu­ni­to un improb­a­bile trio: l’ex ambas­ci­a­tore amer­i­cano e l’ex reporter sono diven­tati soci di Goran Mat­ic, Min­istro fed­erale jugosla­vo del­l’In­for­mazione nel 1998 e nel 1999. Nel­lo stes­so peri­o­do, il suo omol­o­go ser­bo era l’at­tuale pres­i­dente del­la Ser­bia Alek­san­dar Vucic.

Poco pri­ma dei bom­bar­da­men­ti, Mat­ic crit­i­ca­va i media al servizio dei padroni stranieri: “la situ­azione è molto chiara — il pro­pri­etario paga, il pro­pri­etario decide quali infor­mazioni deb­bano essere trasmesse”. Quan­do la NATO attac­cò, disse alla CNN: “ Siamo pron­ti a com­bat­tere l’ag­gres­sore”. Quan­do, il 23 aprile 1999, i bom­bar­da­men­ti rasero al suo­lo il palaz­zo del­la Radio e Tele­vi­sione ser­ba, ucci­den­do 16 per­sone, la BBC dif­fuse la sua dichiarazione: “Si trat­ta di un crim­ine mostru­oso sen­za prece­den­ti nel­la sto­ria”. Nel rap­por­to meno pro­lis­so del suo futuro com­pag­no Sadler sul­la CNN, ques­ta citazione sarà ridot­ta a due parole: “atto crim­i­nale”. Tony Blair replicherà che il bom­bar­da­men­to del­la tele­vi­sione era “pien­amente gius­ti­fi­ca­to”. Il 3 mag­gio, la NATO fes­teggerà la Gior­na­ta mon­di­ale del­la lib­ertà di stam­pa anco­ra una vol­ta raden­do al suo­lo una stazione tele­vi­si­va : Novi Sad Radio e Tv.

Da allo­ra, i due ex min­istri del­l’in­for­mazione han­no “cam­bi­a­to idea” sui loro ex nemi­ci, il voltafac­cia di Vucic è sta­to par­ti­co­lar­mente spet­ta­co­lare. Il suo par­ti­to ha assun­to Mont­gomery come con­sigliere e, una vol­ta al potere, il suo gov­er­no fece lo stes­so con Tony Blair, men­tre nel 1999 queste stesse per­son­al­ità lo con­sid­er­a­vano alla stregua di un ter­ror­ista. Sem­pre nel 2005, Vucic scrisse una recen­sione favorev­ole a una mono­grafia ele­gan­te­mente inti­to­la­ta “Il fro­cet­to inglese Tony Blair” (sic). L’ex nazion­al­ista colti­va anche una calorosa ami­cizia con altri pro­tag­o­nisti del­l’ag­gres­sione con­tro il suo paese, Ger­hard Schroed­er e Bill Clin­ton.

I Generali/investitori

Petraeus ha una medaglia NATO per l’ex Jugoslavia. Nel 1999 ha assis­ti­to il gen­erale Hugh Shel­ton, capo di sta­to mag­giore delle forze armate degli Sta­ti Uni­ti, come aiu­tante di cam­po nel­la piani­fi­cazione e nel coor­di­na­men­to degli attac­chi. Pri­ma di tornare come investi­tore, Petraeus era già pre­sente nel­la regione nel 2001–2002 come Vice Capo di Sta­to Mag­giore del­la Forza di Sta­bi­liz­zazione del­la NATO (SFOR) in Bosnia-Erze­gov­ina e come Vice Coman­dante di un’u­nità antiter­ror­is­mo clan­des­ti­na che ave­va com­pi­to di cat­turare i ser­bi ricer­cati dal tri­bunale dal­l’A­ia, pri­ma che l’11 set­tem­bre scon­volgesse la situ­azione trasfor­man­do gli ex alleati jihadisti in nemi­ci supre­mi. “È qui che è sta­ta trac­cia­ta la sua evoluzione futu­ra”, affer­ma Fred Kaplan nel­la sua biografia The Insur­gents: David Petraeus and the Plot to Change the Amer­i­can Way of War (2013, p. 65).

Anche il suo col­le­ga a quat­tro stelle, Wes­ley Clark, coman­dante in capo del­la NATO durante i bom­bar­da­men­ti sul­la Jugoslavia, è entra­to nel mon­do dei gran­di affari (come anche Odier­no, McChrys­tal e Mullen. Ricor­diamo come già nel 1961 Eisen­how­er ave­va mes­so in guardia con­tro il com­p­lesso mil­itare-indus­tri­ale). Wes­ley Clark ha pre­siedu­to il grup­po canadese Envid­i­ty Ener­gy Inc. che ha negozi­a­to, sca­te­nan­do una polem­i­ca, l’e­s­plo­razione di impor­tan­ti giaci­men­ti di car­bone in Koso­vo “liberati” dalle sue truppe. Sul fronte medi­ati­co, Petraeus è sta­to il prin­ci­pale negozi­a­tore del fon­do KKR nel­l’ac­qui­sizione di Unit­ed Group nel 2013, ed ha incon­tra­to più volte, pub­bli­ca­mente e pri­vata­mente, il pri­mo min­istro ser­bo Alek­san­dar Vucic.

I milioni di Soros o come scalare la cima

Il telegram­ma pub­bli­ca­to da Wik­ileaks con­tiene anche un rifer­i­men­to ad un even­to chi­ave nel­l’asce­sa di Unit­ed Group. Nel 2002, la pic­co­la start-up di Solak ha avu­to un’op­por­tu­nità stra­or­di­nar­ia. È rius­ci­ta ad attrarre un inves­ti­men­to di 10 mil­ioni di dol­lari dal South­east­ern Europe Equi­ty Fund (SEEF). Il gestore del fon­do non è altro che il Soros Invest­ment Cap­i­tal Man­age­ment, (suc­ces­si­va­mente ride­nom­i­na­ta Bed­min­ster Cap­i­tal Man­age­ment) fonda­to da George Soros.

Questo mil­iar­dario attivista ha diver­si pun­ti in comune con Kravis (del fon­do KKR), alcu­ni forse acci­den­tali, come una vacan­za sul­la cos­ta atlanti­ca dove i due sono insieme, o meno acci­den­tali come la comune pas­sione per le sca­late finanziarie agli oper­a­tori via-cavo bal­cani­ci.

È gra­zie all’in­ves­ti­men­to di Soros che la SBB ha inizia­to la sua cresci­ta espo­nen­ziale e il suo ver­tig­i­noso tuffo nei mean­dri oscuri del­la finan­za inter­nazionale. Dopo Soros, è la Ban­ca Euro­pea per la Ricostruzione e lo Svilup­po (BERS) a seguire e rilan­cia­re l’at­tiv­ità, con un inves­ti­men­to di 15 mil­ioni di euro nel 2004. La ban­ca “euro­pea”, il cui prin­ci­pale azion­ista è cos­ti­tu­ito dagli Sta­ti Uni­ti, rimar­rà com­pro­pri­etaria e investitrice di Unit­ed Group anche alla fine del 2017.

Il fon­do Soros sarà pre­sente come SEEF I e SEEF II, che appari­ran­no con­tem­po­ranea­mente in qual­ità di acquirente e di ven­di­tore al momen­to del­l’ac­qui­sizione di SBB da parte di Mid Europa nel 2007. Nel 2014, ques­ta soci­età d’in­ves­ti­men­to pri­va­ta, gui­da­ta da ex alti fun­zionari del­la Ban­ca mon­di­ale e del FMI, si è van­ta­ta di aver trip­li­ca­to i pro­pri inves­ti­men­ti gra­zie all’im­por­to esor­bi­tante paga­to dal fon­do KKR.

George Soros (nato Schwartz) vide cam­biare il nome alla sua famiglia da un padre appas­sion­a­to di esperan­to. La paro­la “soros” in ques­ta lin­gua sig­ni­ficherebbe “scalerò”. Un buon aus­pi­cio per il pic­co­lo Györ­gy e per la start-up di Solak che ha sostenu­to con tan­ta lungimi­ran­za.

Ma chi ha aiu­ta­to Soros agli inizi del­la sua car­ri­era? L’in­ves­ti­men­to iniziale per la sua start-up, Dou­ble Eagle Fund, suc­ces­si­va­mente rinom­i­na­ta Quan­tum Fund, è sta­to for­ni­to da Georges Karl­weiss del­la Banque Privée S.A. di Lugano, di pro­pri­età del Barone Edmond de Roth­schild (si veda l’ar­ti­co­lo – poi rimosso — del Wash­ing­ton Times). Sec­on­do Time Mag­a­zine, “presto i Roth­schild e altri mag­nati europei aggiun­sero 6 mil­ioni di dol­lari. Abbas­tan­za per iniziare una grande asce­sa come il futuro dimostr­erà.

Investimenti generosi su dei media deficitari

I finanzieri obbe­dis­cono ad una legge sacrosan­ta: fare prof­itti. Tut­tavia, il rendi­men­to degli inves­ti­men­ti del fon­do KKR nei media bal­cani­ci non esiste. Il set­tore sta attra­ver­san­do dif­fi­coltà tali che anche le acqui­sizioni di pun­ta come SBB in Ser­bia e Nova TV in Croazia sono noto­ri­a­mente causa di perdite.

Nel caso di SBB, l’in­ves­ti­men­to astro­nom­i­co di KKR nel 2013 non ha miglio­ra­to la situ­azione. Al con­trario, le relazioni annu­ali disponi­bili mostra­no un costante aumen­to delle perdite. In mil­ioni di euro: 33 mil­ioni nel 2010, in pareg­gio nel 2011 poi 10,5 mil­ioni di perdite nel 2012 e 1,4 mil­ioni nel 2013. Infine 29 mil­ioni nel 2014, 33 mil­ioni nel 2015 e 35 mil­ioni nel 2016. Vedi­amo che il 2016 bat­te il record con 35 mil­ioni di euro di perdite.

La spie­gazione? Con l’ac­quis­to di mezzi di comu­ni­cazione, Petraeus in realtà sta­va acqui­s­tan­do influen­za. Sorge quin­di la doman­da: che tipo di investi­tore sarebbe felice di sen­tire il suo fon­do spie­gar­gli: “Non abbi­amo più il mil­iar­do che avete impeg­na­to, né il prof­it­to che vi abbi­amo promes­so, ma abbi­amo acquisi­to influen­za sui media nel­l’Eu­ropa ori­en­tale”. È dif­fi­cile immag­inare che i soci di un fon­do pen­sion­is­ti­co del­l’Ore­gon ne sareb­bero sod­dis­fat­ti. Al con­trario, più di un conoscente di Petraeus al grup­po Bilder­berg potrebbe esserne sod­dis­fat­to.

Un’al­tra spie­gazione: le spese sareb­bero gon­fi­ate per reg­is­trare perdite che in realtà non esistono. Gra­zie al suo bilan­cio neg­a­ti­vo, il SBB non paga imposte da anni, nonos­tante un utile di 170 mil­ioni di euro nel solo 2016. I dan­ni al bilan­cio nazionale ser­bo potreb­bero rag­giun­gere cifre à 8 zeri.

Lo Stato non interferisce nei suoi affari.

I gran­di per­den­ti di questo mod­el­lo con­tor­to sono innanzi tut­to i cit­ta­di­ni, loro pagano le tasse e sono loro i prin­ci­pali cre­atori del­la ric­chez­za che l’U­nit­ed Group prosci­u­ga ver­so i par­a­disi fis­cali. In sec­on­do luo­go, è per­dente la con­cor­ren­za, che non ha alcu­na pos­si­bil­ità di com­petere con il mastodonte coc­co­la­to dai mer­cati, con la sua capac­ità finanziaria, la sua fis­cal­ità zero, la sua cartel­liz­zazione trans­frontal­iera e la sua pro­gram­mazione CNN. Infine, sono gli Sta­ti che rin­un­ciano a riscuotere le tasse. Per non par­lare del loro obbli­go di tute­lare la lib­era con­cor­ren­za.

Gli Sta­ti sareb­bero nel­la posizione migliore per ispezionare le attiv­ità del fon­do KKR. Solo loro sareb­bero in gra­do di punire le pratiche ille­gali e di col­mare le lacune del­la leg­is­lazione.

Gli Sta­ti invece han­no scel­to di chi­ud­ere gli occhi. Fino ad oggi, le uniche riv­e­lazioni sul­l’im­pero dei media del KKR sono state fat­te da orga­niz­zazioni non gov­er­na­tive e da sin­goli indi­vidui. Per quan­to riguar­da le mod­i­fiche leg­isla­tive, esse non han­no fat­to altro che aggravare le lacune, come affer­ma esplici­ta­mente la relazione del­l’Osser­va­to­rio dei media del­l’Eu­ropa sudori­en­tale, “Le gran­di poten­ze han­no adat­ta­to la leg­is­lazione ser­ba sui media alle esi­gen­ze del­la CNN bal­cani­ca”.

L’Unione europea come lobby

Nel 2014 lo sta­to ser­bo e il KKR sem­bra­no des­ti­nati allo scon­tro. KKR prevede di lan­cia­re il suo nuo­vo canale tele­vi­si­vo N1 gra­zie alla rete SBB/Telemach, all’in­ter­no del­la soci­età leader Unit­ed Group. Allo stes­so tem­po, il gov­er­no sta pub­bli­can­do i suoi prog­et­ti di legge sui media. Uno esclude l’al­tro, per­ché le leg­gi vietano a un dis­trib­u­tore di essere anche un cre­atore di con­tenu­ti. Il divi­eto sem­bra logi­co: il dis­trib­u­tore favorirebbe i suoi canali a scapi­to del­la con­cor­ren­za. Qualche anno pri­ma, lo stes­so prin­ci­pio era sta­to impos­to dal­l’U­nione euro­pea alla tele­vi­sione pub­bli­ca RTS, che dovette rin­un­cia­re alla sua rete di dis­tribuzione.

Tut­tavia, ques­ta vol­ta l’opin­ione di Brux­elles sarà oppos­ta, gui­da­ta dalle pres­sioni lob­bis­tiche del­la Ban­ca euro­pea per la ricostruzione e lo svilup­po (com­pro­pri­etaria del grup­po Unit­ed) e del­la soci­età Gide Loyrette Nouel assun­ta per l’oc­ca­sione. Dopo un altro incon­tro con Petraeus, il pri­mo min­istro ser­bo prende una deci­sione: il canale N1 è il ben­venu­to in Ser­bia. Lo Sta­to si inginoc­chia davan­ti al gran cap­i­tale.

È la nuo­va legge, det­ta­ta dai banchieri e dagli avvo­cati attra­ver­so l’am­min­is­trazione di Brux­elles, e non l’o­rig­i­nale risul­tante dal lavoro par­la­mentare, che sarà vota­ta nel­l’agos­to 2014. Un tri­on­fo per l’oli­garchia finanziaria transnazionale, che torce il brac­cio di un’assem­blea che non pen­sa più nem­meno di difend­er­si.

Epi­l­o­go: N1 TV sarà lan­ci­a­to nel­l’ot­to­bre 2014. Nel mar­zo 2017, il gestore via cavo di SBB elim­i­na dal­la pri­ma posizione nel­la numer­azione dei canali la tele­vi­sione più segui­ta, il canale pub­bli­co RTS1. Dà il suo pos­to, indis­cus­so fin dagli albori del­la tele­vi­sione, a N1 TV.

Il proprietario influenza i suoi media?

Quan­do la NATO bom­bardò l’RTS nel 1999, la sua argo­men­tazione si basa­va sul­l’idea che un’emittente tele­vi­si­va trasmettesse nec­es­sari­a­mente la pro­pa­gan­da del suo pro­pri­etario. Poiché questo pro­pri­etario era lo sta­to nemi­co, e la pro­pa­gan­da era parte del­la guer­ra, la NATO ha con­clu­so che la tele­vi­sione era un’ar­ma di guer­ra e quin­di un obi­et­ti­vo legit­ti­mo.

Anche N1 ha dei pro­pri­etari. Fra di essi anche un gen­erale che era coin­volto nel­la stes­sa guer­ra. Per quan­to riguar­da la pro­pa­gan­da, i suoi comu­ni­cati stam­pa sul cam­bi­a­men­to del­la numer­azione for­niscono esem­pi sco­las­ti­ci di manipo­lazione. Il tito­lo “Cres­cente pres­sione polit­i­ca per abbas­sare N1 sul­la rete BSS” (N1, 2017) sug­gerisce che il canale del fon­do KKR sia osteggia­to, quan­do in realtà è coc­co­la­to. N1 è anche il cam­pi­one del­la “men­zogna del­la cal­co­la­trice”. Nel 2016, i suoi gior­nal­isti qua­dru­pli­cano la parte­ci­pazione a una man­i­fes­tazione sostenu­ta da ONG amer­i­cane, men­tre il numero di man­i­fes­tanti anti-NATO è divi­so per trenta (sic). Durante le elezioni pres­i­den­ziali serbe del 2017, la tele­vi­sione è diven­ta­ta l’uf­fi­cio di comu­ni­cazione di alcu­ni can­di­dati, cen­suran­do gli altri.

Il Guerriero della Percezione

Il meto­do anti­de­mo­c­ra­ti­co usato dal fon­do KKR a ben­efi­cio del­la sua “CNN bal­cani­ca” sarà spie­ga­to da Petraeus in ter­mi­ni di “svilup­po dei val­ori demo­c­ra­ti­ci”. È l’u­ni­ca vol­ta che il boss di N1 si spie­ga su N1, e lo fa esclu­si­va­mente davan­ti ai gior­nal­isti di N1, sen­za bat­ter ciglio, ne sot­to­lin­ea l’o­bi­et­tiv­ità e l’indipen­den­za.

Anche se le sue dichiarazioni sono agli antipo­di del­la realtà, vi ritro­vi­amo lo spe­cial­ista delle guerre di percezione.

Prati­ca­mente nul­la è più impor­tante negli affari inter­nazion­ali delle rap­p­re­sen­tazioni e delle percezioni storiche che gli uomi­ni si fan­no”. Ques­ta citazione apre la pri­ma relazione acca­d­e­m­i­ca di Petraeus nel 1986, così come la sua tesi di dot­tora­to, ottenu­to l’an­no suc­ces­si­vo a Prince­ton. Da allo­ra, lo scien­zi­a­to mil­itare si è bat­tuto per un rior­i­en­ta­men­to del­l’e­serci­to statu­nitense. La pri­or­ità dovrebbe pas­sare dal­la guer­ra con­ven­zionale alla con­tro-insur­rezione (coun­terin­sur­gency o COIN nel testo orig­i­nale), sot­to il mot­to “con­quistare cuori e men­ti”. Nel 2006 ha espos­to la sua dot­t­ri­na in un man­uale mil­itare di rifer­i­men­to (FM 3–24 Con­tro-insur­rezione). Iraq e Afghanistan saran­no i lab­o­ra­tori dove met­terà in prat­i­ca le sue teorie assumen­do il coman­do supre­mo dal 2007 al 2011. Mis­sione com­pi­u­ta, rimane solo per lui di las­cia­re l’e­serci­to che ha riv­o­luzion­a­to dopo una car­ri­era molto ben pon­der­a­ta. Cadet­to di West Point, corteggiò la figlia del sovrin­ten­dente, il che gli valse la bef­fa dei suoi com­pag­ni e la mano del­la damigel­la. Poi pro­gre­disce all’om­bra dei coman­dan­ti Galvin, Vuono e Shel­ton. Pri­ma del­lo scan­da­lo ses­suale del 2012, fu il favorito dai media, che gli dedi­carono arti­coli di elo­gio (det­ti “blowjobs” nel ger­go gior­nal­is­ti­co amer­i­cano). Il suo fas­ci­no incon­tra solo pochi detrat­tori, come l’am­mi­raglio Fal­lon, che si dice lo abbia defini­to un “pic­co­lo lec­ca­c­u­lo”.

Conquistare cuori e menti

Cor­rispon­dente di Mar­cel Bigeard e let­tore appas­sion­a­to dei “Cen­tu­ri­ons” di Jean Larteguy, Petraeus ammette pronta­mente le sue influen­ze france­si, in par­ti­co­lare quelle del teori­co David Galu­la. Ciò non impedisce ad un com­pag­no d’ar­mi francese, il gen­erale Mau­rice Dru­art, di denun­cia­re il suo mot­to “con­quistare cuori e men­ti” come “un approc­cio da mer­chan­dis­ing oppres­si­vo sul­la popo­lazione” (vedere l’ec­cel­lente stu­dio del­l’e­serci­to francese Gag­n­er les cœurs et les esprits, CDEF, 2010, p. 57).

Il vero sig­ni­fi­ca­to di ques­ta espres­sione è defini­to in FM 3–24 come segue: “Cuori” sig­nifi­ca per­suadere le per­sone che il loro inter­esse è servi­to dal suc­ces­so del­la con­tro-insur­rezione. “Spir­i­ti” sig­nifi­ca con­vin­cere la popo­lazione che la forza può pro­tegger­la e che la resisten­za è inutile. Va nota­to che la sim­pa­tia del­la popo­lazione per le truppe di occu­pazione non è impor­tante. Ciò che con­ta non è l’emozione, ma il cal­co­lo degli inter­es­si. Il capi­to­lo “I media e la battaglia delle percezioni” offre pre­cetti qua­si orwelliani: “Scegli con cura le parole… Ad esem­pio, la forza di con­tro-insur­rezione è un lib­er­a­tore o un occu­pante?”

Esper­to in questo tipo di doppio lin­guag­gio, Petraeus con­tin­ua a par­lare di una “vit­to­ria” in Iraq quan­do l’in­ter­ven­to è un dis­as­tro innega­bile : la regione è nel caos, le ragioni iniziali del­l’im­peg­no si sono riv­e­late false e gli obi­et­tivi dichiarati non sono sta­ti rag­giun­ti. Infat­ti, il mod­el­lo di con­tro-insur­rezione di Petraeus com­bi­na grande manipo­lazione e vio­len­za: guer­ra civile, attac­chi aerei, incur­sioni not­turne, droni, tor­ture. Ques­ta realtà dif­fi­cil­mente emerge nei media, che sem­bra­no obbe­dire anch’es­si al man­uale di Petraeus (capi­to­lo “Exploit­ing a sin­gle nar­ra­tive”).

Il 1986 fu un anno cru­ciale per Petraeus: il teori­co del­la con­tro-insur­rezione divenne mem­bro del Coun­cil on For­eign Rela­tions e conobbe James Steele, un vet­er­a­no del pro­gram­ma Phoenix in Viet­nam. In diret­ta con­tat­to con Petraeus, Steele adde­str­erà gli squadroni del­la morte e i cen­tri di tor­tu­ra in Iraq.

Spie e manipolazioni sul web

Nel 2010 Petraeus reclu­ta il pri­mo eserci­to di troll su inter­net (L’op­er­azione di spi­onag­gio amer­i­cana uti­liz­za i social media, Guardian, 2011). Il suo cen­tro di coman­do CENTCOM lan­cia una gara d’ap­pal­to per un soft­ware di ges­tione del­l’i­den­tità online che per­me­t­terebbe a 50 uten­ti di uti­liz­zare 500 false iden­tità diverse “sen­za tim­o­re di essere scop­er­ti da sofisti­cati avver­sari”.

Qualche anno dopo, sec­on­do molti gior­nal­isti, la Rus­sia uti­liz­za meto­di iden­ti­ci, ma l’e­sem­pio fon­dante amer­i­cano è rego­lar­mente omes­so. Per esem­pio un arti­co­lo del­l’Obs-Rue89 elen­ca cinque pae­si inter­es­sati da queste pratiche, omet­ten­do gli Sta­ti Uni­ti dal­l’e­len­co.

Il mil­itare Petraeus sa molto bene che la tec­nolo­gia del­l’in­for­mazione è essen­ziale per le oper­azioni di intel­li­gence. Capo del­la CIA, avverte: “Sarete spiati attra­ver­so la vos­tra lavas­toviglie” (Wired, 2012). Come mag­nate dei media, rimane più bel­li­coso che mai: “Il cyberspazio è un cam­po di guer­ra com­ple­ta­mente nuo­vo” (BBC, 2017). Soprat­tut­to, si bat­te per un con­trol­lo sem­pre mag­giore di Inter­net.

A questo propos­i­to, il fon­do KKR con­trol­la un gran numero di soci­età Inter­net, tra cui Optiv (sicurez­za infor­mat­i­ca), GoDad­dy (host­ing), First Data (denaro dig­i­tale) e, nat­u­ral­mente, i for­n­i­tori di servizi Inter­net di Unit­ed Group.

La mas­s­ic­cia sorveg­lian­za di Inter­net da parte dei servizi seg­reti angloamer­i­cani, riv­e­la­ta da Edward Snow­den, è in pieno svol­gi­men­to men­tre Petraeus gui­da la CIA. Ci sono prog­et­ti come PRISM, che per­me­tte l’ac­ces­so diret­to ai serv­er dei gigan­ti Google, Face­book, Apple, Microsoft e i piani Mus­cu­lar e Tem­po­ra che infil­tra­no diret­ta­mente i cavi in fibra otti­ca.

Nei Bal­cani, gran parte del traf­fi­co Inter­net pas­sa attra­ver­so servizi acquis­ta­ti da Petraeus. Uno stu­dio ser­bo sulle “infra­strut­ture invis­i­bili” ha sta­bil­i­to che tut­to il traf­fi­co por­ta a un uni­co pun­to: “Se si desidera esam­inare, fil­trare o man­tenere tut­to il traf­fi­co nazionale che pas­sa attra­ver­so la rete inter­net SBB, è pos­si­bile uti­liz­zare solo questo pun­to”. In effet­ti, questo pun­to è in pos­ses­so del KKR.

Per­ché infil­trar­si in una rete, se la si può possedere?

Denaro pubblico e denaro privato

Le guerre di Petraeus rap­p­re­sen­tano un cos­to con­sid­erev­ole non solo in ter­mi­ni di vite umane, ma anche per i con­tribuen­ti. Questi costi non sono più sti­mati in mil­iar­di, ma in bil­ioni di dol­lari, cifre mai viste pri­ma. Impor­ti sen­za prece­den­ti finis­cono anche nelle mani di soci­età pri­vate (Gli appal­ta­tori pri­vati guadag­nano 138 mil­iar­di di dol­lari gra­zie alla guer­ra in Iraq, Finan­cial Times, 2013) per servizi civili (Hal­libur­ton-KBR) ma anche mil­i­tari (Black­wa­ter) o di intel­li­gence (Bell Pot­tinger). La guer­ra è sta­ta pri­va­tiz­za­ta, come pre­vis­to dal capi­to­lo “Multi­nazion­ali e sub­ap­palti” del man­uale di Petraeus.

Come coman­dante in capo, Petraeus dispone­va già di ingen­ti fon­di e si occu­pa­va diret­ta­mente di soci­età pri­vate. Ma chi coman­da vera­mente quan­do la più grande forza mil­itare si indeb­i­ta per pagare le sue guerre: il coman­dante o il finanziere?

Conclusione: dall’esercito alla finanza, una promozione

Petraeus ha costru­ito la sua car­ri­era corteggian­do il potere. La sua tran­sizione dai ver­ti­ci del­l’e­serci­to e del­l’in­tel­li­gence ai ver­ti­ci finanziari è soli­ta­mente vista come una sor­ta di pen­sion­a­men­to o di dimis­sioni. Dovrem­mo invece piut­tosto con­sid­er­ar­la una pro­mozione.

La car­ri­era di David How­ell Petraeus segue la stes­sa lin­ea ascen­dente e lo stes­so filo con­dut­tore: la manipo­lazione delle percezioni. Il suo caso illus­tra un cam­bi­a­men­to rad­i­cale nel mon­do del­l’in­for­mazione. Pri­ma di lui, nes­suno pote­va immag­inare un ex capo del­l’in­tel­li­gence alla gui­da dei media di un paese che ave­va aiu­ta­to a dis­trug­gere. Questo Gen­erale di un eserci­to nemi­co, capo dei servizi seg­reti e spe­cial­ista del­la pro­pa­gan­da, prende il pos­ses­so dei media del­la nazione attac­ca­ta, con il pretesto di garan­tire un’in­for­mazione obi­et­ti­va, un vero e pro­prio con­trosen­so . Ma nul­la scuote i cuori e le men­ti già con­quis­ta­ti.

Crédit pho­to : Dar­ren Liv­ingston via Wiki­me­dia (cc)

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